UTILITIES: UN SETTORE TUTTO PARTICOLARE


I titoli del settore “utilities” sono rappresentati generalmente da azioni di società operanti nel campo della erogazione di servizi quali acqua, energia elettrica e gas. Sono note per essere contraddistinte da una relativa stabilità delle quotazioni in quanto risentono solo in piccola parte dei market-turmoils finanziari a causa della natura imprescindibile della domanda dei servizi stessi di cui si occupano. L’unica fonte esterna a cui sono sensibili è rappresentata dal costo della materia prima (crude oil e natural gas, ad esempio). Tuttavia gli aumenti di prezzo vengono quasi sempre scaricati a valle, in carico ai consumatori finali. Per questa ragione godono di un evidente vantaggio finanziario che in qualche modo si ripercuote sulle quotazioni delle azioni in borsa.

Vi è infine un ulteriore elemento che rende queste realtà particolarmente stabili: negli Stati Uniti, infatti, operano molto spesso in regime di monopolio o oligopolio, godendo del pieno appoggio del governo federale. Inoltre l’ingente valore degli investimenti necessari per operare in questo settore rappresenta una naturale barriera all’ingresso di nuovi competitori.

Tutti questi fattori contribuiscono a rendere il settore “utility” qualcosa di più e qualcosa di diverso dagli altri settori merceologici delle borse valori.

Vediamo come di consueto attraverso l’ausilio dei numeri, come questi elementi si possano quantificare con oggettività.

Dividend yield. Per le ragioni appena esposte, queste società possono permettersi di pagare dividendi superiori alla media del mercato e con tassi di crescita costanti da diversi decenni.

Nel grafico che segue possiamo vedere rappresentato il dividend yield (asse delle ordinate) corrispondente ai vari titoli appartenenti alle 8 categorie della borsa USA (ogni settore è identificato dal rispettivo colore). La dimensione delle bolle è in funzione della capitalizzazione di mercato delle società sottostanti. Ogni pallino è attinente ai vari titoli componenti l’indice S&P500. Lo yield medio si attesta intorno al 3.5%.

Cosa possiamo dedurre da questo grafico?

  1. I pallini relativi al settore utilities sono molto concentrati e disposti in un intorno medio più alto rispetto alla media degli altri settori. Ciò a testimonianza del fatto che non vi sono grosse eterogeneità fra i vari titoli e che per tutti vale una politica di dividendi molto attenta (e generosa) verso gli azionisti.
  2. La dimensione dei pallini di questo settore è visibilmente inferiore rispetto a quella dei titoli appartenenti agli altri settori, nonchè molto uniforme. Questo dimostra che si tratta di realtà societarie di medie dimensioni e molto simili fra loro a livello di capitalizzazione.

Cerchiamo ora di cogliere, tramite l’ausilio di qualche dato fondamentale, analogie e peculiarità di questi titoli. Ad esempio osserviamo il dato sulla crescita degli Earning Per Share (EPS) degli ultimi 5 anni: è evidente una palese concentrazione delle rilevazioni dei vari titoli su valori medi rispetto al mercato e la contestuale assenza di dispersione fra essi.

La medesima conclusione si può trarre osservando anche il dato sul Price Earning atteso (Forward P/E):

Quasi tutti i valori della nuvola dei puntini viola (settore utilities) si concentrano in un intorno molto ristretto e poco dispersivo.

Un dato interessante emerge anche dall’osservazione del rapporto fra prezzo e valore contabile (Price/Book Value):

Possiamo infatti osservare come mediamente questi titoli quotino a valori correttamente valutati, senza registrare estremi in quasi nessuna società.

Tutte queste premesse fondamentali, come si traducono e come si riflettono sulle dinamiche dei prezzi in borsa? Il seguente grafico ci mostra anzitutto come la particolare morfologia del settore porti ad una volatilità sensibilmente inferiore a quella del mercato. Il Coefficiente Beta di questi titoli (ovvero la sensibilità di un titolo alle variazioni dell’indice di riferimento) è infatti notevolmente inferiore a quello di quasi tutti gli altri titoli dell’indice S&P500. Mediamente, infatti, abbiamo un beta pari ad appena 0.22. Questo implica che, sui grandi numeri, a fronte di una variazione percentuale dell’indice riferimento dell’1%, questi titoli varieranno in misura dello 0.22%.

Le peculiarità appena descritte sono terreno fertile per implementare strategie che ben si addicono a queste metriche. In uno dei prossimi post mostreremo i risultati di una strategia ancora in validazione che sfrutta appieno tutte le caratteristiche menzionate. Grazie ad appositi studi statistici e regole di money management è infatti possibile sfruttare economicamente tali prerogative.



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